Criteri di calcolo per la pensione di vecchiaia anticipata e fondi pensione complementari | Avvocato Verona

La cassazione civile, alcuni tribunali e le corti d’appello si sono espressi riguardo ai criteri di calcolo per la pensione di vecchiaia anticipata e in tema di fondi pensione complementari.

FONDI PENSIONE COMPLEMENTARI: OBBLIGO DEL DATORE DI LAVORO DI ACCANTONARE E VERSARE AD ESSO LA CONTRIBUZIONE O TFR MATURANDO

Con la sentenza n. 18477 del 28-06-2023, la Cassazione Civile stabilisce che, in tema di fondi pensione complementari, stante la distinzione del rapporto tra lavoratore e datore di lavoro – da cui il primo trae, con una parte della propria retribuzione, le risorse per la contribuzione o il conferimento delle quote di TFR maturando – e quello tra lavoratore e Fondo di previdenza complementare – di natura contrattuale per il conseguimento di una prestazione previdenziale integrativa, da parte del lavoratore medesimo, attraverso l’investimento da parte del Fondo – il datore di lavoro assume l’obbligo, sulla base di un mandato ricevuto dal lavoratore e salvo che non risulti dallo statuto del Fondo una cessione del credito, di accantonare e versare ad esso la contribuzione o il TFR maturando conferito.

LEGITTIMITÀ DEI CONTROLLI DIFENSIVI DEL DATORE DI LAVORO

In data 26-06-2023, la Cassazione Civile stabilisce che la legittimità dei controlli cd. difensivi in senso stretto presuppone il « fondato sospetto » del datore di lavoro circa comportamenti illeciti di uno o più lavoratori; ne consegue che spetta al datore l’onere di allegare, prima, e di provare, poi, le specifiche circostanze che l’hanno indotto ad attivare il controllo tecnologico « ex post », sia perché solo il predetto sospetto consente l’azione datoriale fuori del perimetro di applicazione diretta dell’art. 4 st. lav., sia perché, in via generale, incombe sul datore, ex art. 5 l. n. 604 del 1966, la dimostrazione del complesso degli elementi che giustificano il licenziamento.

CALCOLO DELL’INDENNITÀ PER TRATTAMENTO DI FINE SERVIZIO DEI PUBBLICI DIPENDENTI

Con la sentenza n. 17204 del 15-06-2023, la Cassazione Civile stabilisce che, in tema di trattamento di fine servizio (t.f.s.) per i pubblici dipendenti, nella base di calcolo dell’indennità va considerato lo stipendio relativo alla qualifica di appartenenza e non quello corrisposto per il temporaneo esercizio delle superiori mansioni di dirigente affidate al dipendente al di fuori della previsione di cui all’art. 52, comma 2, del d.lgs n. 165 del 2001, attesa la intrinseca precarietà dell’incarico che, se non impedisce il riconoscimento di quanto dovuto a titolo retributivo corrente per il lavoro svolto dal dipendente medesimo, comporta che non sia integrata la fattispecie, denotata da rigorosa tassatività, propria del t.f.s.; peraltro è ininfluente, al riguardo, la durata ultra triennale dell’incarico dirigenziale di fatto, poiché l’art. 19 del d.lgs. n. 165 del 2001, nel disporre che l’incarico dirigenziale possa essere inferiore a tre anni se coincide con il conseguimento del limite di età per il collocamento a riposo dell’interessato, e che, ai fini della liquidazione del trattamento, l’ultimo stipendio va individuato nell’ultima retribuzione percepita prima del conferimento dell’incarico avente durata inferiore a tre anni, non implica, nell’ipotesi di durata ultra triennale, la non operatività della limitazione della base di calcolo del t.f.s alle sole retribuzioni dovute secondo l’inquadramento formale di provenienza, avendo il predetto articolo il solo scopo di evitare che un incarico effettivo e formalmente attribuito di dirigenza a persona la cui vita lavorativa residua sia inferiore al triennio possa avere incidenza ai fini del calcolo del t.f.s..

RISARCIMENTO DEL DANNO SUBITO DAI CONGIUNTI IN CASO DI DANNI DA EMOTRASFUSIONI

Con la sentenza n. 16808 del 13-06-2023, la Cassazione Civile stabilisce che nel giudizio promosso nei confronti del Ministero della salute per il risarcimento dei danni, subiti dai congiunti « iure hereditatis » e « iure proprio », conseguenti al contagio a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, l’indennizzo previsto dall’art. 2, comma 3, della l. n. 210 del 1992, dev’essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo risarcitorio, in applicazione del principio della « compensatio lucri cum damno »; inoltre, costituendo la « compensatio » un’eccezione in senso lato, non è assoggettata a preclusioni essendo rilevabile d’ufficio dal giudice, il quale, per determinarne l’esatta misura, può avvalersi del proprio potere officioso di sollecitazione presso gli uffici competenti. (In applicazione del suddetto principio, la S.C. – in relazione a vicenda nella quale la documentazione attestante l’avvenuta erogazione dell’indennizzo, prodotta solo in appello, non era stata esaminata dal giudice del gravame in quanto considerata tardiva – ha ritenuto che la predetta documentazione avrebbe, invece, potuto e dovuto essere tenuta in considerazione, avuto anche riguardo alla agevole realizzabilità dell’operazione di scomputo, per essere l’indennizzo in questione determinato dalla legge nel suo preciso ammontare).

PENSIONE DI VECCHIAIA ANTICIPATA: CRITERI DI CALCOLO

Con la sentenza n. 16829 del 13-06-2023, la Cassazione Civile stabilisce che la posticipazione della decorrenza della pensione di vecchiaia anticipata di cui all’art. 1, comma 8, del d.lgs. n. 503 del 1992, in applicazione del disposto di cui all’art. 12 del d.l. n. 78 del 2010, conv. dalla l. n. 122 del 2010, va calcolata in relazione alla previsione di cui all’art. 6 della l. n. 155 del 1981, e, dunque, tenendo conto che il diritto alla pensione di vecchiaia matura normalmente con il realizzarsi del complesso dei requisiti richiesti dalla legge e non già a seguito della presentazione della domanda amministrativa, che costituisce mero atto d’impulso del procedimento finalizzato alla verifica e certazione dei requisiti di legge, finalizzato a rendere liquida ed esigibile la prestazione stessa.

 

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