Infortuni sul lavoro ed esonero dal lavoro notturno | Avvocato Verona

La cassazione civile, alcuni tribunali e le corti d’appello si sono espressi in merito al diritto degli eredi al risarcimento in caso di malattia professionale contratta dal “de cuius”, esonero dal lavoro notturno e in tema di infortuni sul lavoro.

MALATTIA PROFESSIONALE CONTRATTA DAL “DE CUIUS”: DIRITTO DEGLI EREDI AL RISARCIMENTO?

Con la sentenza n. 13806 del 19-05-2023, la Cassazione Civile stabilisce che, in materia di malattia professionale contratta nel corso del rapporto di lavoro dal « de cuius », da cui sia derivato il decesso di quest’ultimo, la prescrizione del diritto dei superstiti al risarcimento del danno, sia « iure hereditatis » che « iure proprio », decorre dal momento della conoscenza o conoscibilità, da parte dei medesimi – secondo il metro dell’ordinaria diligenza, tenuto conto della diffusione delle conoscenze scientifiche -, della malattia, quale danno ingiusto conseguente al comportamento illegittimo del datore, e del carattere professionale della stessa, che deve necessariamente comprendere la conoscenza (o possibilità di conoscenza) della presenza dell’agente nocivo nell’ambito del processo lavorativo e dell’esposizione ad esso del lavoratore con modalità tali da poter costituire un probabile fattore causale della malattia stessa. (In applicazione del suddetto principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva dichiarato prescritta la domanda risarcitoria, sul rilievo della conoscenza o conoscibilità della eziologia della malattia da parte dei ricorrenti per effetto dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 277 del 1991 – che ha predisposto cautele per i lavoratori esposti all’amianto -, in assenza, tuttavia, di qualsiasi accertamento su elementi anche indiziari da cui avrebbero potuto percepire la derivazione della malattia dall’esposizione del loro congiunto ad agenti nocivi nel corso del rapporto di lavoro).

ESONERO DAL LAVORO NOTTURNO DEL LAVORATORE CON A CARICO SOGGETTO IN STATO DI HANDICAP

In data 10-05-2023, la Cassazione Civile stabilisce che in tema di limitazioni al lavoro notturno previste per particolari esigenze familiari e assistenziali, l’art. 11, comma 2, lett. c), del d.lgs n. 66 del 2003 – il quale prevede l’esonero dal lavoro notturno per il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della l. n. 104 del 1992 – va interpretato nel senso che, ai fini della possibilità dell’esonero in questione, non è necessaria la dichiarazione di gravità dello stato di handicap, in quanto il dato testuale della norma non autorizza l’introduzione, in via ermeneutica, di un requisito aggiuntivo in un ambito, quale quello dei diritti dei disabili, insuscettibile di limitazioni di tutela al di fuori di una chiara presa di posizione del legislatore.

PERIODI DI RIPOSO DEGLI ADDETTI AL TRASPORTO STRADALE

Con la sentenza n. 12127 del 08-05-2023, la Cassazione Civile stabilisce che in tema di lavoratori addetti al trasporto stradale, il Regolamento CE n. 561 del 2006 – che disciplina, tra l’altro, i periodi di riposo per i conducenti che effettuano il trasporto di persone e di merci su strada – si applica anche alle imprese di trasporto che prevedono turni « misti » (ossia con almeno una tratta superiore a 50 km), a prescindere dal concreto contesto di mercato in cui dette imprese si trovano ad operare (concorrenza perfetta, concorrenza monopolistica, oligopolio e monopolio), atteso che il legislatore europeo ha inteso imporre condizioni comuni al fine di evitare abusi e distorsioni di mercato, nonché di migliorare la sicurezza stradale, tutelando sia gli operatori di esercizio delle imprese in questione che i terzi impegnati nella circolazione stradale. (In applicazione del suddetto principio, la S.C. – in relazione a vicenda nella quale alcuni lavoratori, autisti del servizio di linea, avevano agito nei confronti della società datrice per l’ottenimento del risarcimento del danno non patrimoniale derivato dalla mancata fruizione dei riposi giornalieri e settimanali così come disciplinati dal citato Regolamento – ha confermato la sentenza impugnata che aveva affermato l’applicabilità della normativa comunitaria alla predetta società, nonostante quest’ultima svolgesse attività di trasporto in regime di monopolio).

RESPONSABILITÀ DEL DIRETTORE DEI LAVORI IN CASO DI INFORTUNI SUL LAVORO

Con la sentenza n. 11684 del 04-05-2023, la Cassazione Civile stabilisce che, in tema di infortuni sul lavoro, la responsabilità del direttore dei lavori per violazione degli obblighi di sicurezza sul lavoro è configurabile ove risulti, in virtù di una specifica clausola del contratto di appalto, che al medesimo sia affidato il compito di sovrintendere all’esecuzione dei lavori con la possibilità di impartire ordini alle maestranze, o, comunque, emerga, in concreto, che egli si sia ingerito nell’organizzazione del lavoro nel cantiere. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ascritto al direttore dei lavori la responsabilità per una caduta da lui stesso riportata nel corso della verifica della corretta esecuzione della gettata di calcestruzzo su una platea di cemento, sul presupposto che egli fosse tenuto a garantire alcune condizioni di sicurezza del cantiere, essendogli stato, peraltro, attribuito, in forza di uno specifico ordine di servizio, il compito di provvedere alla segnalazione delle situazioni di pericolo, la cui omissione aveva dedotto quale causa dell’incidente).

APPLICAZIONE DELLA TRATTENUTA DEL 2,5% SULLA RETRIBUZIONE AGLI ASSUNTI A TEMPO DETERMINATO: LEGITTIMA?

Con la sentenza n. 11663 del 04-05-2023, la Cassazione Civile stabilisce che, in tema di lavoro pubblico contrattualizzato, agli assunti a tempo determinato non si applica la trattenuta del 2,5% sulla retribuzione, prevista dall’art. 1 del d.P.C.M. 20 dicembre 1999, stante la specialità della disciplina dettata per tali rapporti, che rende inapplicabile il comma 4 dell’art. 1 citato, per i quali il successivo comma 9, significativamente, non contiene alcun rinvio alla riduzione della retribuzione prevista dal comma 3, dovendosi, peraltro, escludere che si possa porre una questione di disparità di trattamento fra assunti a tempo indeterminato e dipendenti a tempo determinato.

 

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